The Crea beta – le recensione emo

In questo weekend era disponibile, solo su invito, la beta di The Crew, gioco MMO di guida di natura next gen che promette di essere innovativo.

E’ un gioco di guida e io, pur divertendomi un mondo, sono una schiappa nei giochi di guida fin dai tempi di Screamer (però ad esempio sono un asso a Crazy Taxi). Ho giocavo anche vari Need For Speed senza concluderne mai nessuno. Nonostante ciò sono sempre stato incuriosito, fin dai primi annunci, delle dinamiche di gioco di The Crew. E riuscendo ad accaparrarmi un invito per la beta ho pensato bene di giocarci a più non posso.

A parte il pomeriggio intero per il download della prima parte, e una notte intera per la seconda parte, è un gioco graficamente fighissimo ma che soffre di quello che soffrono più o meno tutti i giochi di guida: la trama. In The Crew impersonifichi un tale invischiato nella clandestinità a cui uccidono il fratello, la FBI poi ti arresta ma ti propone di lavorare per loro infiltrandoti nella bande clandestine. Trama davvero originale.

Bhe insomma ho cominciato le prime missioni in cui devi sfidare corridori più forti per guadagnare il rispetto ed entrare nel giro, ho guadagnato un po’ di modifiche per la macchina e altre cosette del genere. Tutto molto bello ma… dai…

Gli annunci di The Crew parlavano anche della mappa quasi completa di tutta l’america e di zero tempi di caricamento. E allora chissenefrega delle missioni, di risolvere i casi o guadagnare l’adesivo con le fiamme per la macchina. Cioè… in una situazione del genere io me ne vado in giro per l’america. C’è a disposizione tutto perchè dovrei perdere tempo a fare le missioni?

Il gioco comincio a Detroit e a pochi km c’è Chicago. A Chicago c’era ambientato anche Watch Dogs e allora andiamo a vedere gli stessi luoghi di Watch Dogs, e effettivamente ho riconosciuto parecchie strade e ponti uguali a Watchs Dogs. Oh ma poi aspetta, andiamo a vedere New York, passando dal Bronx lungo Harlem fino a Central Park. Oh figata, è proprio come me la ricordavo (quando ci sono stato realmente dico). Lo Yankee Stadium, i venditori di hot dog, derapare su Columbus Circle… no oh ma figata adesso vado a schiantarmi contro l’Apple Store…

Peccato però che l’Apple Store non ce l’hanno messo :)

A quel punto ho provato a rifare il mio viaggio a piedi dal Bronx fino Coney Island e ci sono più o meno riuscito andando a sgommare direttamente sulla spiaggia di Coney Island proprio davanti la ruota panoramica.

A quel punto, nel videogioco, era notte e New York ormai l’avevo girata quasi tutta.

Dove vado adesso? Dai me ne vado a Los Angeles che non ci sono mai stato. E allora via a impostare il navigatore e poi partire sgommando fino Los Angeles attraversando l’america. C’è da dire che effettivamente non ci sono tempi di caricamento anche se alcuni oggetti delle scenografia, tipo alcune macchina o alberi o case in lontananza, compaiono a volte all’improvviso.

Arrivato a Los Angeles ho girato un po’ ma senza avere punti di riferimento ho dovuto cercare altro da fare. Oh ma è da Los Angeles che parte la Route 66. E allora via dritto sparato verso Chicago sempre col dito a premere il più possibile il tasto R2 del joypad (l’accelleratore).

Poco dopo Los Angeles, in piena notte, si vedeva in lontananza un bagliore… cos’è? Orca vacca è Las Vegas, figata, adesso devo andare a Chicago ma ci tornerò. Poi ma figata qua si passa per la Monument Valley, oh ma porca vacca che figata un deposito enorme di aerei abbandonati. E via tutto lo stupore ad ogni curva , paesaggi riprodotti quasi fedelmente con simulazioni serie delle altre macchine e se al semaforo ti fermi (si ciao, ma quando mai) senti addirittura le persone che parlottano al lato della strada.

Arrivato a Chicago sono tornato indietro andando a cercare il deserto del Texas e dell’Arizona. (bella la scena di io che mi fiondo con la macchina dentro il cratere meteorico).

Come in tutti i giochi,recenti, di guida puoi selezionare la musica da ascoltare in sottofondo. Io ho scelto una stazione radio con musica prevalentemente ambient e roba d’atmosfera. (questo era il prologo al prossimo paragrafo).

Mentre percorrevo il deserto verso il Grand Canyon, di cui ho trovato le indicazioni lungo la strada, ho sgarrato troppo e la polizia ha cominciato a inseguirmi. Erano quattro macchine di sceriffi al mio inseguimento, io speravo di seminarlo prima di uscire dalla loro giurisdizione (nei film dicono sempre così) quando avuto un’idea: taglio per il deserto come nella scena finale di Thelma & Louise sfondando la recinzione. Stesse sensazioni.

Nel mentre arrivo a Los Angeles guardo la mappa: ah ma li c’è la frontiera col Messico.

Andiamo a comprare la droga in messico… peccato che non ci sia il modo di uscire dal paese :)

Subito a sinistra del casello c’è la parete di cemento che divide gli Stati Uniti dal Messico. Oh ma guarda, c’è una strada sterrata, proviamo a seguirla e vediamo dove arriva. E via di gas a manetta lungo lo sterrato che costeggia la frontiera messicana. E ho guidato per un sacco di tempo senza incontrare nessuna anima viva a parte dei cojote e qualche uccello in volo fino ad arrivare alla fine del confine che da sul mare. Da li il passo è breve per Miami, magari vedo un po’ di coccodrilli. Con una lieve deviazione verso Dallas. E poi provo ad arrivare al punto più a sud della Florida dove c’è ormeggiata una nave da crociera.

Dunque… da Miami dov’è che posso andare? Guardiamo la mappa… dai oh! a Seattle. A tutto gas verso Seattle, andiamo a vedere i luoghi dove è ambientato Infamous Second Son. E proprio in quei momenti, dopo tutto questo peregrinare in giro, ti rendi conto l’alienazione di questo approcio al gioco: guidi più forte che puoi verso un altro punto solo a scopo turistico, ma arrivato a destinazione ha di nuovo voglia di ripartire fino ai crampi al dito indice per tenere sempre il gas a manetta.

Ma cosa succede in questo frangente? Vedo un tizio che piano piano (anche se stavo facendo tipo i 220) mi si avvicina e poi mi sorpassa, io mi impegno e poi lo sorpasso di nuovo, lo prendo a sportellate, mi supera di nuovo. Era un altro videogiocatore che, a quanto pare, aveva avuto la mia stessa idea di arrivare fino a Seattle (per la cronaca sono arrivato prima io). Ha chiesto di farmi entrare nella sua crew e ho accettato. Ci siamo dichiarati divertiti da questa scorribanda e altri convenevoli. Poi lui mi chiede se voglio fare qualche missione insieme, “fuck mission” rispondo io, io voglio guidare e basta lui accetta. Guardo la mappa e oddio!!! ci sono anche le cascate del Niagara. Imposto il navigatore e parto a razzo col membro della mia crew al mio seguito. Poi dopo un po’ lui si disconnette e non lo trovo più. Sai cosa me ne frega, alle cascate del Niagara ci vado da solo passando per le montagne rocciose fino alla regione dei grandi laghi arrivando dritto alle cascate del Niagara.

La foto è un po’ scura ma parcheggiato davanti a me, proprio sotto le cascate, c’era un’altra macchina parcheggiata da un po’ che, a quanto pare, non aveva intenzione di ripartire. Ho pensato che con uno scenario così romantico era impegnato e ho pensato bene di non disturbare (in realtà gli ho dato una sportellata ma non ha sortito nessun effetto). A quel punto non c’era altro da fare, sono risalito in strada, ho trovato il passaggio giusto e alla fine ci sono riuscito, mi sono buttato con la macchina dalla cima della cascata.

Poi ho guardato l’orologio ed erano le una e quaranta di notte. Avevo ancora voglia di guidare, nonostante fossi stanchissimo. Ci sono altre cose che non ho ancora visto: il monte Rushmore, l’Area 51, devo tornare a Las Vegas e poi chissà cos’alto c’è negli Stai Uniti. Voglio girare tutte le strade… peccato che il periodo della beta finisca oggi e quindi forse dovrò aspettare l’uscita del gioco che, a questo punto, comprerei solo per le brame di turismo.

I tempi di percorrenza sono di circa 45 minuti a un’ora da costa a costa, a seconda della condizione della strada. Da Miami a Seattle ci ho impiegato un’oretta e qualcosa, per costeggiare il confine messicano poco meno di un’ora, la Route 66 l’ho fatta in circa 50 minuti. Questo per capire la dimensione della mappa. Purtroppo non c’è tutto (sarebbe anche impossibile mettere proprio tutto) e parecchie città nemmeno esisto, tipo Oklahoma o Milwakee. Potrei andare a vedere se esiste Cabot Cove, magari posso investire la signora in giallo. O andare nel Minnesota o andare a vedere a Silicon Valley… vedremo…

In pratica chissenefrega delle missioni, guidare pressochè a caso il più velocemente possibile per le strade d’america è il vero scopo di questo videogioco.

Stand per diffusore

A casa ho un impianto surround per la tv e no dei diffusori era appoggiato sul bracciolo del divano quindi ho deciso di costruire un supporto da pavimento.

Basta un tubo di alluminio, pagato tipo 2 euro e 50, una tavoletta di legno un po’ spessa e pesante e una vite con due dadi.

Materiale occorrente

Materiale occorrente

Basta praticare un buco, più o meno al centro, dello stesso diametro del tubo. Meglio se il tubo ci entra a pelo così si incastra.

Tubo infilato nel buco

Tubo infilato nel buco

Per completezza è buona norma anche mettere dei gommini o feltrini sul fondo della tavola, dalla parte appoggiata al pavimento.

 

Feltrini antiscivolo

Feltrini antiscivolo

Praticare un buco passante all’estremità del buco dove va appena la cassa. Poi bisogna fissare la vite con i due dadi come ho fatto io, in modo che il supporto per la cassa ci entri agevolmente.

Vite passante con dadi

Vite passante con dadi

E il gioco è fatto.

Visione d'insieme

Visione d’insieme

Sulla parte bassa del tubo va praticato un buco, non passante, per farci passare il cavo del diffusore.

Cavo passante

Cavo passante

Il cavo passa all’interno del tubo per essere collegato al diffusore.

Dettaglio del cavo

Dettaglio del cavo

Lou Barlow sei cattivo

Il tutto comincia verso i 17 anni circa quando compri, in better price, un album dei Sebadoh perchè “ci suona il bassista dei Dinosaur Jr.”. L’album è Bubble & Scrape in cui all’interno c’è questo pezzo fantastico che è Homemade.

No davvero, a quell’età in cui tutti ascoltano i Nirvana tu cerchi in qualche modo di distinguersi da chi cerca di distinguersi e trovi sto pezzo che praticamente ti sconvolge e i volti noti del grunge dell’epoca si cagano poco. E’ la svolta.

Poi ti compri, piano piano negli altri, anche gli altri album dei Sebadoh dove trovi altri pezzi epocali ma quell’homemade rimane imbattuto: il primo amore non si scorda mai (e via di frasi fatte).

La tua vita va avanti e ormai ci hai messo una pietra sopra al fatto che i bei tempi sono andati e che non vedrai mai i Sebadoh dal vivo, tranne qualche sporadico live di Lou Barlow da solo: uno in cui al Velvet hanno messo le panche per sedersi (mai vista una cosa simile), l’altro dove Lou fa il bagno e perde gli occhiali. In queste due occasioni Lou ci tiene a sottolineare chi è e fare qualche pezzo dei Sebadoh tra cui anche Homemade, ascoltata estasiato sulle piastrelle di cemento sporche di sabbia.

Poi cosa capita? Viene annunciato il tour in Italia dei Sebadoh e allora dici “oh merda ci vado a manetta, cascasse il mondo” chiudendo così un giro di live epici e imperdibili della tua giovinezza, in cui però manca solo quello dei Nirvana che vabbè, per forza di cose rimarrà una lacuna incolmata.

Si, la gente c’è, si pensava di rischiare il sold out, tutti ultratrentenni, da stupirsi del contrario in effetti. Lou sta dietro il banchetto a firmare autografi sui dischi e vinili che la gente compra. La maglietta è un po’ brutta ma te la prendo lo stesso a concerto finito perchè, si insomma, sono i Sebadoh. Il concerto comincia, grandi classici e pezzi nuovi, battute sul palco tra Lou Barlow e Jason Lowenstein (che per certi versi ho sempre preferito), scambio di strumenti, poi di nuovo scambio di strumenti per entrare nella terza e ultima parte del concerto. Lou fa dei pezzi con una chitarra semiacustica che pare vintage. Poi (occhio che qua comincia il dramma) dopo un pezzo Lou si lamenta che la chitarra s’è rotta e imbraccia nuovamente la telecaster. Uno dal pubblico (stima per te) urla “homemade”, Lou fissa nel vuoto e dice “the guitar for homemade is died”… no aspetta cosa?? dai no… il mio inglese fa schifo dai forse ho capito male, non può essere. Mi sento addosso una pesantezza invasiva, ho aspettato tutti questi anni per sentirla dal vivo (che dai in acustico non è la stessa cosa) dopo aver perso tutte le speranze e tu non me la fai? Dai no sei un gran pezzo di merda oh! Comprati delle chitarre decenti, che anche l’altra volta all’Hana-Bi ti si era rotta e ne hai dovuta elemosinare una dal pubblico. Suonamela lo stesso, che tanto siamo degli sfigati con le orecchie distrutte dai feedback e dalle distorsioni abusate a volumi sovraumani in gioventù. Cosa vuoi che capiamo la differenza del suono da una chitarra a un’altra. Ti prego falla lo stesso… Tutto il resto del concerto dal quel punto in avanti me lo sono vissuto con quest’angoscia.

Finiscono di suonare, un semplice saluto, escono dal palco e la gente spera nella solita pantomima e comincia a urlare e pregare il ritorno sul palco. Sale un lungagnone che comincia a spegnere gli ampli e arrotolare i cavi… E’ finito tutto e non mi hai suonato Homemade… adesso col cazzo che te la compro la maglietta. Ti odio fortissimo. Anche quella volta che, grazie alla conoscenze, sono entrato nel backstage dei Dinosaur Jr e, giusto il tempo di appoggiare il basso, e eri già tornato in albergo. Dai oh! Ti odio forte.


In passato sono stato un fan, al limite dello sfegatato, degli Arab Strap e dovunque suonarre li andavo a vedere. Che ne so, li avrò visti tipo almeno 5 volte. C’ero anche nel loro ultimo concerto in Italia dopo aver annunciato lo scioglimento. Ed è proprio li, gran pezzo di merda, che hanno fatto il mio pezzo preferito. Capito Lou, loro me l’hanno fatta quella canzone, tu no… Me ne ricorderò…

 

coca cola zero, bere per credere

Avete presente le pubblicità della Coca-Cola Zero? Quella in cui gabbano gli ignari bevitori di coca cola spacciandola per coca cola normale e invece è coca cola zero? Dove insomma loro pretendono di farci credere che siano indistinguibili?

Tipo questa

Bhe insomma non è vero. Avete mai fatto il confronto tra le due? Non sono assolutamente uguali, potrei quasi accusarli di pubblicità ingannevole. E non serve un sommelier di bibite, sempre che ci sia, non è che c’è una differenze minimale. E’ proprio una differenza abissale dovuta, secondo me, al dolcificante che viene usato.

Quindi perchè dire che è uguale quando non è vero?

Diablo3, la PS4 e il multiplayer.

Ho finito Diablo III su PS4, ma non è esattamente questo di cui volevo parlare e, nonostante ciò, beccatevi comunque il video dello scontro con diablo in persona.

Ok, Diablo è un gioco che a me piace molto con meccaniche già collaudate, che ti prende e non ti fa staccare ne annoiare durante i combattimenti, che aspettavo da anni dopo aver giocato il 2, e tante altre cose. Il bello doveva essere anche il multiplayer ma invece mi ha un po’ deluso. Il motivo forse sono io ma analizziamo la mia esperienza.

Il multiplayer è figo perchè giochi con altre persone vere e non contro il computer. Chi ha mai fatto un lan party, o meglio un quake party, dove mentre giochi puoi insultare o menare fisicamente qualcuno che sta giocando contro di te. Il multiplayer online è differente perchè puoi comunicare con gli altri giocatori via chat oppure parlando nell’apposito microfono, sulla PS4 parlare al microfono è lo standard.

Dunque… questa componente viene completamente dimenticata dalla gran parte dei giocatori, mi sono trovato più volte a giocare online con altri giocatori muti e che facevano un po’ come gli pareva, non c’era ne cooperazione ne coordinamento… gioca da solo allora. Mentre giochi puoi dare indicazione su cosa fare o mettersi d’accordo per le prossime cose da svolgere. In un gioco come Diablo, dove si gioca in multiplayer insieme e non uno contro l’altro, non deve essere dimenticato questo fattore. Ci si perde tipo l’80% del divertimento.

Solo una volta ho trovato un tizio con cui poi chiacchieravamo del più e del meno durante la partita.