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Open Drum Machine Wireless Orchestra

aprile 8th, 2013

Domenica scorsa sono stato invitato a partecipare all’evento from MARKET to MAKERS, un evento sull’autoproduzione dal basso basato su strumenti e prodotti open source. Io sono stato invitato come musicista a presentare uno dei miei progetti basati su Arduino (come il midi mitra oppure Onda Quadra Posse).

Siccome mi piace reinventarmi, ho deciso di presentare un progetto nuovo, sempre basato su Arduino. Anche perchè le vecchie cose che avevo fatto erano fine a se stessi, e considerando il fatto che avevo già smontato tutto e perso lo schema elettrico.

Per tutta questa serie di ragioni ho ideato la Open Drum Machine Wireless Orchestra. Una performance in cui tutto il pubblico diventa parte integrante performativa dell’esibizione. Il concetto è semplice: accedendo ad una rete wireless opportunamente configurata tramite il proprio device (smartphone, tablet, pc) e accedendo ad un’apposita pagina web, si può interagire facendo suonare la batteria. E tutti i partecipanti agiscono sulla stessa batteria.

Per fare questo, coadiuvato dal mio amichetto nerd che però preferisce rimanere anonimo, ho configurato una Fonera installandoci OpenWRT, che forniva connettività wireless e assegnava ad ogni client connesso un indirizzo ip tramite l’apposito server DHCP e, tramite il server web, gestiva una pagina web sui cui girava una pagina statica che, con un click ad una immagine linkata, mandava la richiesta, tramite cavo ethernet, a un Arduino con lo shield ethernet. La richiesta http veniva convertita in segnale MIDI e inviato a Ableton Live installato sul computer. Ableton era configurato in modo da far partire un sample di batteria ad ogni impulso midi che gli arrivava.

odmwo

A tutto questo ho aggiunto una scheda makey makey, regalatami per il compleanno per far suonare loop tamarri di synth, come contorno per la batteria. L’idea era di prendere 4 persone, fargli tenere una parte del sensore, e dargli il 5 per far partire il loop assegnato a quel sensore. Per problemi legati alle masse o a inneschi o potrei inventarmi tantissime parole tecniche tanto non so da cosa è dipeso, quest’ultima parte della performance non è riuscita del tutto.

Ecco un video che spiega, forse, meglio:

backstage

luglio 5th, 2011

le mie conoscenze altolocate mi hanno permesso di fare un giro nel backstage di ferrara sotto le stelle, ecco cosa succede in quell’area in cui pochissimi fidati possono entrare e che, dai più, viene mitizzata.

dopo un sommario controllo del braccialetto, rigorosamente viole in quanto colore preferito da j mascis, si può entrare, tramite una cancellata, nel backstage. una volta dentro… nulla, non succede nulla

niente festini a base di alcol e droga, niente rockstar che spaccano i mobili, niente groupie disinibite, niente eccessi, niente di tutto quello che potremo immaginarci.

solo dei tavoli in cui gente disinteressata conversa e beve ammazzando il tempo. poche birre ma invece acqua, coca cola, gatorage, succo di mela e cestini di frutta. niente di quello che uno si aspetterebbe.

puoi bere e mangiare ma solo per il gusto perchè è a scrocco e dopo il primo approcio basato sulla titubanza in quanto capitato in un luogo “proibito” ai più, diventa tutto normale e anzi, quasi noioso.

ti aggiri in questo giardinetto in cui si aggirano tranquilli anche parte dei dinosaur jr (lou barlow è scappato, presumibilmente in albergo, praticamente subito) e cerchi subito dov’è il bagno, vedi in fila al bagno un tizio presumibilmente della security e il cantante dei verdena. dal cesso poi esce il batterista dei verdena ed entra il cantante. io a quel punto mi sono messo a scherzare col tizio della security: “ci vuole ancora tanto?” e giù risate immotivate. esce coso dei verdena che viene subito accusato di aver fatto la cacca, e giù altre risate, vagamente immotivate. poi niente, si fa la pipì.

e poi mi sono preso una coca dal frigo, ma con fare titubante in quanto ancora un po’ rispettoso del luogo. e poi, tutti insieme, siamo andati a trovare j, seduto al buio in un divanetto in fondo al containter/camerino sul cui tavolo capeggiavano solo dei succhi di frutta, dei mirtilli, una scatola di cereali e poco altro. nel frigorifero solo acqua, altro succo di frutta. j in un angolo a parlare col mio contatto altolocato che esordisce con un “thank you for the ticket j” che per risposta riceve solo un “hhmhh”.

mi trovo al cospetto di questa celebrità e colonna portante di un certo tipo di musica e mi sento più che altro a disagio. mi sembra di disturbarlo. rimango un altro paio di minuti e me ne vado perchè mi sembra di disturbare.

c’è anche un container con dentro gente seduta davanti al computer, forse giornalisti, ma parlano tra di loro e non si guardano il concerto, forse non gli interessano i verdena. ma su un foglio attaccato al muro c’è scritta la password del wifi di ferrara sotto le stelle

nel frattempo fuori c’è murph che girovaga solitario senza venir cagato da nessuno, io tra l’altro non saprei cosa dirgli, ma è l’unico che poi sale di fianco al palco a vedersi i verdena. e mentre sale noto una rampa che porta direttamente dietro la batteria sul palco. il mio pass (passo col pass) mi permetterà di andarci oppure no? io ci provo

ed eccomi praticamente dietro le enormi spie alle spalle del batterista e ai lati gente premuta contro le transenne che fanno finger point e cantano a squarciagola i pezzi. un mare di gente, praticamente tutta piazza castello piena. murph non si vede più, scendo e i miei amici mi fanno vedere le foto con j. a me è sufficente che mi abbia fatto feel the pain e, dato che ci sono, mi prendo un gatorade dal frigo, tanto è gratis e nessuno mi dice niente. mi viene fame e mi prendo anche una mela. ci sono dei poster, sono brutti ma ne prendo uno lo stesso. l’imperativo è scroccare tutto grazie al mio braccialetto viola.

oramai s’è fatto tardi, devo, è meglio che vada. mi separano un paio di ore di autostrada dal mio letto. un giro a recuperare tutto, si esce dal backstage che ancora i verdena stanno suonando e proprio a quel punto riconosciamo, io e chi so io, subito il riff iniziale di valvonauta e ci fiondiamo in mezzo al pubblico a cantarlo tutto che quelle “e” apertissime sono irresistibili.

morale della favola: i backstage sono noioso, puoi bullarti per il fatto di poterci entrare ma oltre allo scroccare da bere e poter parlare coi musicisti, non succede nulla…

vinicio capossela

luglio 5th, 2011

venerdì scorso mi sono ritrovato, senza scendere nei particolari, al concerto di vinicio capossela al cateraduno. ecco le mie impressioni

c’era un sacco di gente e la piazza era gremita, ma ho avuto l’impressione che siano stati fan e non solo ascoltatori occasionali di un evento gratuito

ma veniamo al dunque: vinicio capossela a me non piace, fa musica che non m’interessa seguire ed è anche un diffusore inconsapevole di un genere che ha infestato il dopocena universitario dell’entroterra marchigiano, col pezzo famoso a cui tutti associano vinicio capossela e si aspettano tutti live (come se fossero ancora in vita i nirvana non suonassero smell like teen spirit). ho un po’ di antipatia per quel genere e per quella regione per fatti legati ad alcuni salvataggio cancellati di zelda sul mio wii.

ma assistere a questo evento da un punto di vista totalmente indifferente ho trovato alcuni legami con cose a me consone:

* un pezzo con lui al piano sembrava una di quelle ballate di nick cave nell’era pre-grinderman (non che io abbia mai ascoltato i grindermen, e adesso nemmeno ho voglia di farlo, però mi andava di citarlo per dare sfoggio della mia cultura).

* e che dire del pupazzone di polifemo  che ogni tanto si aggirava sul palco? era un chiaro rimando a eddy durante i live degli iron maiden

* ma c’è stato anche il botto di coriandoli, uguali uguali a quelli abusati da wayne coyne durante i suoi live

 

detto ciò, non ho intenzione di diventare un ascoltatore di vinicio capossela, ne mi metterò a sparlare del pubblico

il caso umano di Salvatore Cordaro

gennaio 28th, 2011

terza data del tour, e mio secondo giorno al loro seguito in qualità di apritore di concerti altrui. la mia performance è stata ok un bel po’, a presto un video inutile a confermare quanto detto, la gente ha risposto bene alla cover ma, comunque, arriviamo al dunque.

ieri sera gli x-mary erano molto più carichi rispetto alla sera prima, anche il pubblico ha risposto meglio, o almeno questo è quello che mi è parso osservando le prime file. vedendoli ieri sera direi che non hanno perso affatto il loro smalto.

pezzoni (noi cantiam, la mattina a colazione) a ripetizione coi coretti e risate. si, risate, quando passi una giornata con gli x-mary non puoi farne a meno finchè non scopri la verità, i fatti sconcertanti della suburbia di provincia che stanno dietro ad un testo apparentemente senza senso. tanto che ci si potrebbe infilarci anche un pezzo di gioacchino turù.

nu-x-mery

gennaio 27th, 2011

ieri sera ho visto gli x-mary, nota band che non ha bisogno di presentazione e che comunque basta googlare un attimo e io non ho voglia di metterci i link… dicevo, ho visto gli x-mary nella seconda data di un loro piccolo tour di una settimana in giro per l’italia.

suonano diversi da una volta, e anche il pubblico è diverso. e dire “una volta” fa ridere perchè al massimo è 4 anni fa circa.

ricordo una loro esibizione epica ad una passata edizione del tafuzzy day (non ricordo l’anno e mi scoccia cercarlo) dove c’era tutta la gente ammassata sotto il palco a fare finger point e a cantare a squarciagola tutti i pezzi, e tutti sapevano tutti i pezzi.

ma si, era un po’ il periodo della scoperta, del boom degli x-mary, periodo in cui qualcuno trova qualcosa di nuovo, gli piace, si esalta, e allora continua ai informarsi su quella data cosa.

era anche diverso perchè le canzoni erano molto più pop, una sorta di luca carboni da centro sociale (tant’è che ieri hanno pure fatto una cover di carboni).

ora gli x-mary sembrano più votati verso l’hardcore, prendendo più l’aspetto centro sociale e meno l’aspetto luca carboni (e anche valerio scanu messo qua dentro così, tanto per attirare lettori). sembra che ora abbiano meno tempo di dedicarsi al preparare canzoni nuove. tant’è che sull’album nuovo c’è chiaramente scritto che è tutto improvvisato e registrato in studio senza sovraincisioni.

il tutto funziona benissimo anche così (il mio pezzo preferito è quello che parla della violenza) ma manca un po’ in coinvolgimento da parte del pubblico che, in passato, cantava i pezzi in preda a spasmi e fanatismo per la forma-canzone pop. o forse il pubblico è meno preparato rispetto ad una volta e i vecchi classici non vengono riproposti tutti.

concerto bello carico ma rimpiangendo un po’ il passato in cui non eri l’unico a cantare i pezzi a squarciagola

 

una volta avevo letto l’introduzione a non so quale fumetto, o forse invece era proprio un racconto a parte e che in questo momento mi trovo a circa 15 km di distanza dallo scaffale in cui c’è il libro e/o fumetto in questione quindi non se ne parla di andare a vedere cosa fosse… dicevo… in questo coso  c’era la storiella di due che vanno a vedere, di ivan graziani se non sbaglio, e la tipa si lamenta dei nuovi arrangiamenti dei pezzi, il tipo gli domanda tipo “ma sei venuta per ascoltare la musica o per cantare le canzoni?” e la tipa, un po’ indispettita, risponde “per cantare le canzoni, è ovvio” .

ecco… più o meno il pensiero è quello

 

bhe comunque cibbe stasera al macondo a senigallia

discobravo2010

dicembre 9th, 2010

http://minucci.net/discobravo2010/ ecco il coso per votare anche i dischi di quest’anno

enjoy

tempesta sotto le stelle

luglio 12th, 2010

sottotitolo: come sbagliare anche le frasi fatte.

anche se qua non è riportato, c’è una frase fatta a cui, fino a circa 5 minuti fa, davo un’altra interpretazione.

comunque, a prescindere, sabato ero a ferrara per la serata della tempesta, nota etichetta rinomata con alcuni dei nomi grossi della scena indie rock italiana.

ma andiamo per ordine: come direbbe il mio datore di lavoro “pingent”, ovvero “pieno di gente”. c’era veramente tanta gente e la fila per il biglietto era lunghissima (mica avevo fatto una fila così lunga per i flaming lips o per i kraftwerk, sempre nella stessa piazza)

cosa positivissima la mega affluenza di tutte queste persone, per i gruppi intendo, ma non tanto per me. gruppi che di solito vedo in concerti con tipo 30 persone (che poi vabbè, ti vedono e ti saluta dal palco che fa tanto indiesnob).

gli altro non ho fatto in tempo a vederli perchè dopo pranzo ho fatto una pennica sul divano di un mio amico e quindi sono arrivato tardi, tardi anche per i cosmetic di cui ho potuto solo sentire l’ultima canzone e vedere dj cassetto lanciarsi sulla batteria (che fa tanto anni 90 e quindi un po’ ci piace). poi è stato il momento dei uochi toki sul palco enorme davanti a migliaia di persone, roba mai vista (l’ultima volta che ho visto i uochi toki eravamo in un baretto di cattolica con tipo 12 persone e ci conoscevamo tutti), bella botta deve essere stata per loro e belle botte anche le bordate elettroniche dalla drum machine di rico.

a seguire i pan del diavolo di cui ignoro qualsiasi cosa ma, vista la ressa per entrare nel castello, e vista l’ora, e visto gli sconsigli di gente più o meno fidata: via a smangiare qualcosa per cena (in realtà una coca in orario aperitivo e patatine e spuntini a rovinare una vera e propria cena). un pasto frugale più o meno veloce per tornare in tempo, spinti da cuoriosità, a vedersi i sick tamburo che però se mi fermavo a cenare per bene in qualche posto a me li perdevo era più o meno uguale. me ne avevano parlato bene ma devo solo ricordare chi era stato… no perchè vabbè, se a 16-18 anni ti ascolti i prozac+ e dici “ah si, carini” a 30 anni non dovresti avvicinarti ai sick tamburo. che poi ok, ma i prozac+ erano un pelo più godibili per il fatto di usare il falsetto in alcuni pezzi che almeno cercava di introdurre un qualcosina di nuovo ad un genere che oramai, nel 2010 intendo, dovrebbe un po’ andasdpvajsdij’coxwjsdfp…

si decide anche di saltare gli zen circus visto che, almeno a me, non ispirano niente di buono e anche perchè è praticamente impossibile entrare nel castello, e poi col titolo del loro ultimo lavoro recensiscono bene i sick tamburo.

poi moltheni che tempo fa aveva dichiarato di voler smettere di suonare ma ancora è li che fa le sue canzonette da figlioccio di carmen consoli a cui aggiunge un pezzo sull’italia che manco il pezzo di pupo e filiberto a sanremo (c’era anche un terzo ma presumo che nessuno se ne ricordi). moltheni mi è sempre stato antipatico da quella volta che mi ha spintonato per passarmi avanti facendo la fila al reading di emidio clementi di non so quanti hanno fa a frequenze disturbate perchè aveva il pass… ce l’avevo anche io il pass ma mica mi dava il diritto di essere maleducato, e lo dice uno che è stato minacciato da un ex banchiere che voleva fargli un verbale, appunto, per maleducazione… ma è un’altra storia… ma #truestory…

giorgio canali non mi ha mai convinto e un gruppo che si chiama rossofuoco mi convince ancora meno, e insieme al caldo e alla stanchezza mi convincono a rimanere seduto sul ciottolato rotondo della piazza senza tentare di entrare nel castello.

e salgono sul palco i tre allegri ragazzi morti che seguo solo perchè leggevo i fumetti e compravo i loro cd quando ero ggiovane, e infatti l’album reggae non l’ho preso perchè, semplicemente, non sono capaci di fare reggae o comunque non gli viene bene. tutti i pezzi vecchi me li sono ascoltati con gusto, ma di sicuro non è musica da trentenni

e arriva il caso le luci della centrale elettrica, tanto discusso e osannato dalla critica ma non da me e dai miei conoscenti fidati. molto evocativi i crescendo di chitarra ma non capisco il consenso del pubblico al pezzo di canzone che dico “invidiare le ciminiere perchè hanno sempre da fumare”. di sicuro mi sarebbe piaciuto molto se fosse esistito ai tempi in cui ero un fan sfegatato dei massimo volume (che poi è arrivato mimì sul palco a leggere un pezzo di qualcosa), intendo i massimo volume dei tempi d’oro.

e finalmente arriva il gruppo che aspettavo e che ha suonato anche vicino a me più volte ma che mi sono sempre perso. il teatro degli orrori. diciamo piuttosto che io mi ero sbattuto 2 ore di macchina per vedere loro e i fine before you came che, come tutti sapere, non c’erano in quanto il batterista si è schiantato il braccio. e i loro ultimi dischi mi hanno aiutato in quel pezzo di vita terribile dopo che persone, rivelatesi a posteriori terribili, ti dicono cose terribili. canzoni che fanno un po’ male ma, per questo, fanno anche un po’ bene.

ma a prescindere dai gusti personali, la tempesta ha un sacco di gruppi che vendono e che tirano parecchio nel panorama indie italiano, e poi questo eventone che conferma tutto. tanta/troppa gente e quindi positivissimo.

e poi name dropping a manetta tra il pubblico di gente e amici che vedo solo a questi eventi il che fa tutto folklore e ripaga il tempo speso sull’autostrada con l’aria condizionata e il conseguente mal di collo.

poi, dopo una dormitona rigenerativa, un giro deludente allo “speciale fumetto” della fiera dell’antiquariato di fano (deludente perchè pochissima roba e pochissima scelta, tant’è che ho comprato per disperazione una raccolta della justice league e un monografico sull’uomo ragno), sono andato a vedere jocelyn pulsar dalla cira a pesaro. a parte la poca gente e anche un pelo maleducata, jocelyn pulsar ha eseguito una cover struggentissima, eccola:

che se non la riconoscete… non importa (bello anche il pezzo sulla tassoni)

i <3 ny

ottobre 18th, 2009
tstt

tstt

fra poco parto e dopo una tappa a foglino prendero’ un aereo da roma per new york fino a qua accompagnando loro.

se siete gia’ li dovreste trovarmi piu’ o meno all’incirca qui.

altri aggiornamenti da new york, se riesco…

m83 live

giugno 18th, 2009

si bhe, ieri la macchinata infrasettimanale diretta all’hana-bi è andata a vedere gli m83. che poi la macchina e’ la mia. in autogrill poi hanno introdotto un panino nuovo, si chiama norcino: è un panino con la porchetta che, a parte il prezzo forse troppo elevanto per un paninetto del genere, la porchetta era veramente buona.

stranamento siamo arrivati che il concerto doveva ancora cominciare ma, appena cominciato, si è capito subito l’andazzo: mosci.

ascoltando l’album io mi sarei aspettato tipo un muro di suono pieno di riverberi, cose che comunque sono belle, e invece no, niente di tutto questo, i volumi erano anche discretamente bassi.

j. mascis una volta disse che lui, quando suona, vuole sentire i capelli spostati dal muro di amplificatori che ha dietro di lui. ecco, stessa cosa io

forse il secondo lavoro che faccio oramai da qualche anno (anche se sempre piu’ ramamente) mi ha reso piu’ esigente, ma, per dire, gli zu della settimana prima… ah, li si che ero estasiato, non per il concerto visto che gli zu mi piacciono non piu’ di tanto, ma proprio per i suoni che uscivano fuori. il suono non va percepito solo con le orecchie, ma anche col petto e col resto del corpo (potrei citare tanti esempi del genere ma non ho voglia… pero’ i plaid al vecchio link… quello si che…)

poi vabbe’, il punto d’ascolto e’ importante, l’hana bi e’ forse un po’ scomodo perche’ se ti vuoi vedere cosa fanno i tizi sul palco/pavimento, devi metterti a lato o proprio davanti, ma davanti non ce la fai mai perche’ ci sono i fanatici che aspettano li davanti dalle 8. quindi rimane solo uno dei due lati (non tutti e due a meno che di usare l’ubiquita’). al lato del bar si sentiva la batteria spodestare tutto il resto dei synth (more revember) e le voci quasi assenti. al lato della collinetta di sabbia si sentiva un meglio. se invece ti mettevi davanti, o proprio di fronte al mixer, la batteria scompariva quasi del tutto e comunque almeno un compressore sparato sulla cassa ci vuole.

e poi visto che gran parti delle canzoni le suonava cubase via midi… ecco… tanto vale ascoltarsi a casa il cd… belli e bravi, ma sopravvalutati… o forse quella che si chiama deformazione professionale, mi ha fatto diventare piu’ esigente, o forse l’eta’, o forse la spocchia, o forse il panino con la porchetta…

(non centra ma centra)

canzoni che assomigliano a canzoni

aprile 25th, 2009

sottotitolo: sono appena tornato dal concerto di dente.

avevo visto dente questa estate nel giardinetto interno di un bar sul lungo mare di senigallia e mi era piaciuto un sacco. anche il disco me lo sono ascoltato un sacco (che poi è uno dei pochi video che polaroid ha sul suo account di youtube e secondo me questo qualcosa vuol dire) e dal vivo ci fa, anche se si presenta con la band e non da solo come al solito. certo, viene forse un po’ meno l’intimita’ ma tant’e'…

ma ora, fan di dente che possedete il cd, ascoltatevi la traccia numero sette intitolata Sole, l’inizio in particolare, e poi ricorda vagamente questo (ma solo nel tempo di circa 5 secondi e forse solo nella mia testa ma che comunque… si insomma, mica e’ una critica)

e poi prendiamo gli stacchetti tra un pezzo e l’altro, dai, sembra troppo lui :)

cioe’… forse sembrano delle critiche, ma non lo sono… il concerto mi e’ piaciuto un sacco

ma parlando d’altro, ma rimanendo in tema… prendiamo l’ultimo album dei royksopp… prendete la traccia numero 4, the girl and the robot, e confrontatela con questa. anche qua i rimandi sono parecchi (cioe’… sia chiaro, io non e’ che conosco gigi d’alessio… questa somiglianza me l’ha fatta notare il mio amico manovale sonoro che, nonostante siamo musicalmente incompatibili, siamo comunque amici)

si dai… parliamo ancora un attimo di questo album… bello… se non fosse per via di questa cantantessa che ha una voce fastidiosa che… dai… rovina tutto l’album… ti viene proprio voglia di andare dai royksopp a chiedere la versione premastering togliendo la voce…