‘opinioni’ Category

Bergamot Milk Tea

maggio 9th, 2013

Questo snack si inserisce perfettamente nella categoria di insensatezze giapponesi, ma anche no. Il nome in giapponese non lo so, ma potete trovarli qui.

Bergamot Milk Tea

Bergamot Milk Tea

Sono dei dolci a forma di fungo col gambo di biscotto croccante e il cappello al cioccolato, in questo caso cioccolato aromatizzato al tè al bergamotto con il latte. Un’accostamento un po’ troppo ricercato, o per lo meno a me non sarebbe mai venuto in mente.

I giapponesi, amanti del packaging estremo, hanno imbustato ogni funghetto in una bustina di plastica.

Bergamot Milk Tea

Bergamot Milk Tea

Scomodo oltremodo per un divoratore di dolci come me, senza considerare l’impatto ambientale che ha tutta questa plastica.

Il gusto del cioccolato aromatizzato in questa maniera è particolare ma non troppo invasivo, rimane comunque un gusto leggero e delicato. Ottimo per degli spuntini un po’ intellettuali ma affatto per uno spuntino di quando uno a fame. Consigliato a chi è in cerca di gusti ricercati.

 

Pocky chocolate midi

maggio 8th, 2013

Mi sono fatto spedire dal Giappone un pacco pieno di cibo giapponese: ramen, dolci e salati varie; in più delle bevande. Con questo post comincio una lunga serie di recensioni ai vari prodotti.

Pocky Chocolate

Pocky Chocolate

Il primo di cui parlerò è questo Pocky Chocolate Midi al gusto fragola prodotti dalla Glico.

La stessa azienda importa in Italia uno dei loro prodotti ma da noi sono conosciuti come Mikado. Sono concettualmente identici ma questa versione da me provata, oltre ad essere di spessore maggiore sia il bastoncino che il cioccolato, sono al gusto di fragola. In realtà sa di fragola che hanno quei gelati in vaschetta di marche scrause al gusto fragola.

Dentro l’elegante confezione richiudibile in cartone, sono costuditi 3 involucri di plastica con dentro 4 pezzi cadauno, per un totale di 12 bastoncini ricoperti di cioccolata. Potevano fare un po’ meno i tugnini.

Confezione interna

Confezione interna

A parte questa critica posso dire che comunque sono buonissimi, come si dice in queste situazioni “uno tira l’altro”, solo che durano troppo poco. Hanno la copertura di cioccolato alla fragola che si lega benissimo al bastoncino croccante. Un prodotto ottimo che consiglierei a chiunque. La Glico sa il fatto suo in fatto di dolci.

il mio nuovo coltello

aprile 10th, 2012

Oggi, mentre giravo per gli scaffali di un ipermercato di articoli casalinghi alla ricerca di una di quelle scalette richiudibili a 3 pioli, sono incappato su questo coltello giapponese.

Un coltello dallo stile giapponese nonostante sia prodotto in Germania. Il coltello mi ha attirato in quanto dallo stile giapponese (controllate pure wikipedia) ma anche perchè da tempo avevo bisogno di un coltello per affettare il salame.

Il prezzo è forse un po’ esagerato, 5,90 euro, ma forse quello che si paga è, appunto, il design giapponese. Altri coltelli di pari utilizzo ma di nazionalità stilistica italiano costavano la metà.

Il packaging non è molto elegante o funzionale, ho dovuto prendere delle tronchesi per tagliare le fascette che bloccano il coltello all’interno della confezione.

Ma appena tolto dalla confezione e preso in mano il coltello da la sensazione di robustezza e affidabilità: un connubio, quindi, tra la tradizione tedesca e quella giapponese.

La lama, almeno stando a quello riportato sulla confezione, è lunga 9 cm, ideale quindi per affettare il salame o altre minuterie, ma non credo sia adatto per tagliare a metà le mele. I simboli incisi sulla lama non so se siano effettivamente giapponesi ma almeno infondo un po’ di sicurezza sulla genuità del prodotto. Non come quando andate dal tatuatore per farvi tatuare le iniziali del vostro nome secondo l’alfabeto cinese o giapponese, che il 90% delle volte è sbagliato.

Il primo test che ho effettuato è, appunto, col salame; è proprio per questo che l’ho comprato. In mano è leggero e maneggevole e si presta bene ai lavori di fino. Viste le dimensioni contenute si potrebbe stiparlo assieme al salame all’interno del salvasalame.

Il primo test ha avuto subito risultati positivi. Il salame si taglia benissimo, quasi come fosse burro. C’è anche da dire che finora avevo usato un normale coltello seghettato e non era affatto performante.

Direi che ho trovato il prodotto che cercavo che racchiude sia il fattore design, che ricerco sempre in un prodotto, sia nel risultato ottenuto da questo coltello. L’unica pecca è che sulla confezione non è riportato se è possibile lavarlo in lavastoviglie oppure no (non vorrei ricordare ora l’episodio in cui le forbici col manico di plastica mi si sono rotte dopo un lavaggio in lavastoviglie).

Prodotto fortemente consigliato sia agli otaku che faticano a trovare un coltello dal design giapponesi, sia per i divoratori di salame che non hanno ne voglia ne tempo di aspettare il tempo che passa durante l’affettatura.

Il Salvasalame

marzo 8th, 2012

Quanti di voi, appassionati dei salami da affettare, hanno problemi di conservazione del salame nel frigo? Il solo gesto di prendere il salame, porlo sulla tavoletta e cominciare ad affettarlo è un gesto di una tradizionalità che aumenta il sapore intrinseco del salame. Lo appoggi, lo affetti, stacchi un pezzo di pane con le mani, associ gli ingredienti e lo mangi. In un loop ipnotico al limite del feticismo che da cui difficilmente puoi uscire. Ma, una volta finito il pasto o lo spuntino, ecco arrivare il problema principale: la conservazione del salame rimanente. Il metodo della nonna dice di avvolgerlo in un pezzo di scottex leggermente inumidito. I post-modernisti lo conservano in una busta di plastica da frigo. Entrambi i metodi sono discreti e ognuno presenta vantaggi e svantaggi. Da oggi non avremo più problemi grazie al Salvasalame.

E’ in “omaggio” col numero di questo mese di Gente, il quale pare non avere ancora un sito web ufficiale che denota solamente la genuinità e la sgamatezza dei contenuti della rivista. L’editore ci ha visto lungo, ha fiutato il businness e ha pensato bene di allegarci un Salvasalame, un comodo contenitore in plastica per salvare la fragranza del salame, per solo 5,90 euro in più sul prezzo della rivista: 7,90 euro in totale.

Una volta tolto dal cellophane della rivista si presenta, al colpo d’occhio, come un buon surrogato del salame (si, poi la rivista potete pure gettarla direttamente nella racconta differenziata della carta). Il design “tagliato”, che rimanda subito ai designer della Nintendo con l’angolo smussato del Wii, e i bollini bianchi fanno subito capire il contenuto della confezione.

La comoda apertura a scatto facilita di molto l’arrivo al prodotto interessato: il salame. Coi vecchi metodi dovevamo perdere del tempo prezioso a estrarre il salame dal sacchetto di plastica o dallo scottex, il quale va poi sostituito più volte anche durante la conservazione rendendo tedioso e macchinoso il processo.

Con un semplice gesto di un dito si riesce ad accedere al contenuto. Tutta l’operazione si riesce a compiere agevolmente con una sola mano, mentre nell’altra potete tenere pronto, per ottimizzare i tempi, il coltello per affettare il salame.

L’unica pecca del prodotto è la cerniera dell’apertura, non è una normale cerniera ma è una semplice striscia di plastica piegata. Questo diminuisce di molto la longevità del prodotto. Nel manuale annesso non c’è il numero di aperture garantite da una cerniera di questo tipo, il che mi fa presagire che non sia molto durevole.

L’altro difetto, non direttamente imputabile al Salvasalame, è il fatto che non esiste uno standard o una norma UNI o ISO per standardizzare le dimensioni dei salami. Proprio oggi alla coop, davanti al banco frigo, ho avuto molti dubbi su quale salame comprare. A occhio non si riesce a capire se il salame entrerà poi nel Salvasalame. Per fortuna sono socio coop e, comprando il salame della foto, avrei avuto diritto ad un pacchetto di figurine degli animali.

La dimensione di questo salametto era contenuta e, a occhio, sembra entrarci comodamente nel Salvasalame.

Il salame è alloggiato all’interno del Salvasalame pronto ad essere conservato in frigo.

Una volta chiuso il Salvasalame conserva la sua dignità di prodotto professionale unito ad un design accattivante, sbarazzino e simpatico.

Il design, studiato attraverso processi di accessibilià e immediatezza, lo rendono un contenitore unico. La sua forma e i suoi colori sono stati progettati per fugare ogni dubbio sul suo contenuto. Cosa contiene il contenitore dal coperchio blu sulla destra del frigo? Per scoprirlo dovremo aprirlo o leggere l’etichetta. Il Salvasalame è studiato sotto tutti i punti di vista e lo rende unico e indispensabile a tutti gli appassionati affettatori di salame.

Prodotto consigliato per tutti. Ma servono dei test più approfonditi per verificarne la longevità e l’effettiva conservazione del salame. Il prezzo è un po’ troppo elevato. Ma un buon prodotto italiano sia nella costruzione che nel design. Vi consiglio di dare un’occhiata anche altri altri prodotti presenti sul sito del produttore.

AGGIORNAMENTO: Pare  comincino le prime magagne per un prodotto che all’inizio sembrava ottimo.

Come si vede chiaramente dalla foto la chiusura del Salvasalame non è perfetta. Credo sia per colpa della dilatazione dei due tipi diversi di plastica, quella color salame e quella trasparente, alla temperatura del frigorifero. Comunque, questo difetto progettuale, non credo che influirà sul potere conservativo del Salvasalame.

Lo strano caso della Black Candy records

marzo 6th, 2012

sottotitolo: post autoreferenziale sulla mia fighezza.

Nel maggio 2011 ho pubblicato un post che spiegava come scaricare gli mp3 da rockit. Un post controverso ma che, di fatto, permetteva ad una utenza limitata il download vista la non immediatezza del processo. Poi rockit ha rinnovato il sito e abbiamo dovuto trovare un nuovo metodo.

Qualche giorno fa ho trovato un commento da qualche boss della Black Candy records che con per niente velata ironia mi dava del fico, e cito:

blackcandy on marzo 1, 2012 alle 18:31 said:
tu si che sei uno figo che rubi i dischi dei gruppi indipendenti … sei uno giusto!

Fatta la premessa ora comincerà uno sproloquio su quanto io sia effettivamente un fico.

Partiamo appunto dal post in questione in cui spiegavo il procedimento usando Legna dei Gazebo Penguins come esempio. Non ho scelto un album a caso ma ho scelto un album comunque scaricabile gratuitamente da loro sito e di cui poi, successivamente ho acquistato il cd originale perchè, oggettivamente, è un bell’album. Inoltre ho contribuito anche alla diffusione del vinile mettendo in vetrina al Plastic. Appena posso vado a vederli anche dal vivo.

Nella versione aggiornata ho usato il nuovo album dei Fine Before You Came. Altro gruppone e altro discone. Stesso discorso.

Mi è capitato anche di scaricare altri album, tipo quel tizio di cui però non mi ricordo il nome ma che poi mi ha fatto schifo e l’ho cancellato. Potresti dire “ma allora te lo potevi ascoltare in streaming”. No. Io lo scarico, me lo ascolto nell’ipod mentre vado in bici e lo giudico. Se mi fa schifo lo cancello. Non faccio altro quei tizi che vanno nei negozi di dischi e dicono “posso ascoltare quest’album?”, te glielo apro, glielo metti nel lettore cd, il tizio se l’ascolta in cuffia e poi decide se comprarlo. Io faccio la stessa cosa ma a casa mia e mentre pedalo.

Poi vogliamo anche parlare della mia collezione di dischi?

O del fatto che il mio nome compare anche nella lista dei produttori del disco degli Ex-Otago? (seppur vicino a Carlo Pastore)

Ci sarebbero altri esempi ma poi servirebbero solo a sbrodolarmi autoreferenzialità addosso. Credo di aver espletato a dovere il concetto.

Se poi nella mia collezione di dischi non abbia nulla della Black Candy records è un altro discorso, e si spiega da solo, però ho la discografia completa delle Black Candy :D

Kindle

febbraio 2nd, 2012

Ho comprato un Kindle.

(tutte le foto dell’unboxing le trovate qua)

Il giudizio per ora è positivissimo. Ora non voglio dare merito ne contro ai detrattoti dei libri di carta perchè è più bello lo sfrusciare delle pagine, è più bello l’odore della carta, è più bello qualcos’altro. Non m’interessa. Il Kindle, o qualsiasi altro e-book reader, è figo. Fine della recensione.

E’ vero, parecchi dei libri che mi interessano non ci sono ancora (prendi tutti quelli della Arcana o anche alcuni della Ediciclo) ma comunque nel kindle store ci sono svariate cose interessanti – tra cui mi preme segnalare questo Regolamento Internazionale per Prevenire gli Abbordi in Mare – e col tempo, se gli editori si smuovono a fiutare il businness, il numero di titoli crescerà.

Io non sono un lettore accanito, se va bene leggerò 5 o 6 libri l’anno ma il Kindle, non so gli altri e-book reader perchè non li ho provati, ha anche un valore aggiunto che adesso andrò a spiegare nel dettaglio.

Il Kindle legge anche i pdf o altri formati, per cui non è detto che legga soltanto le robe comprate su Amazon (a parte che non legge nativamente gli ePub ma è un altro discorso). I pdf in realtà li supporta male, mi spiego: nei normali ebook tu puoi, per esempio, ingrandire il font per leggere meglio, nei pdf non è possibile quindi vanno convertiti. Per questo hanno inventato Calibre, un ottimo software gratuito per la conversione dei vari formati. Funziona iperbene e grazie alla storia del wi-fi del Kindle non c’è nemmeno bisogno di collegarlo fisicamente al computer.

Questa possibilità di spostamento di file senza cavi è un bene, è comodo. Ora direte “ah, e che scomodità c’è a collegare il cavo e a spostare i file da leggere dentro il dispositivo?”, la risposta è, appunto “perchè mi ho scomodo trovare il cavo usb, collegarlo e copiare i file”, semplice.

Il servizio Whispernet di Amazon permette di inviarci i file al Kindle tramite e-mail, ovviamente devi abilitare l’indirizzo del mittente per poter ricevere il libro sul Kindle altrimenti si genera un nuovo campo per gli spammer. Questa cosa è ipercomoda se hai gente fidata che ti può passare dei libri interessanti. E’ bello perchè te a volte accendi il Kindle, che in realtà non è che si accende del tutto eh, e ti ritrovi dei libri come per magia.

Questo servizio online di Amazon ha fatto fiorire diversi servizi online per automatizzare queste procedure ma la cosa più interessante è che puoi inviare i feed rss, opportunamente filtrati, direttamente al tuo Kindle, senza fare null’altro.

Ho provato questo kindle4rss ma non mi ha convito del tutto però è comodo e utile. Tu in pratica fai sul loro sito il login col tuo account di google, lui accedere al tuo google reader dove hai archiviato tutti i feed e puoi selezionare quali di quelli inviare al Kindle e ogni volta che c’è qualcosa di nuovo te lo ritrovi sul Kindle. Il servizio, giustamente, si divide in gratuito e a pagamento. La versione gratuita prevede che tu debba andare nel sito e clickare su “invia al tuo Kindle” e hai un limite di feed, mentre la versione a pagamento non hai nessun limite, il costo è comunque quasi irrisorio, sono 1,9 dollari al mese.

Quello che uso io, invece, è instapaper - che tra l’altro mi è stato consigliato dal traduttore italiano dei libri di Twilight che conosco personalmente – che a mio avviso è migliore, o più migliore. Instapaper funziona in maniera un po’ diversa: tu ti registri (niente account di google ma serve un loro account) e trascini sulla barra degli indirizzi due bottoncini (due link in javascript) uno chiamato “Read Later” e l’altro “Send to Kindle”, quindi qualsiasi pagina che tua stia leggendo e che magari è troppo lunga e te la vuoi leggere comodamente sul cesso, puoi usare uno di questi due bottoni. Il bottone “Send to Kindle” invia subito la pagina che stai leggendo, opportunamente formattata per il kindle, al tuo Kindle; mentre i l bottone “Read Later” te la mette tipo in coda e puoi programmare giornalmente l’orario in cui ricevere tutte le robe che hai messo con “Read Later” sul tuo Kindle. L’invio automatico è a pagamento ma costa un dollaro al mese, 12 dollari l’anno sono una sciocchezza e in più ha il fatto che non è solo limitato ai tuoi feed su google reader. Tra l’altro la grafica del sito mi piace di più perchè è più minimale e ricorda un po’ l’interfaccia del Kindle.

In aiuto della nostra pigrizia del trasferire i dati col cavo usb ci viene anche DropBox Automator di Wappwolf. Questo è un servizio per automatizzare alcune operazioni fatte con DropBox: in pratica tu puoi automatizzare determinati eventi a determinate cartelle di DropBox. Tra le varie azioni c’è anche quella che ti permette di convertire e inviare il file al tuo Kindle. Io mi son creato una cartella chiamato ebook dentro la mia cartella di DropBox e quando ci trascino dentro i file, DropBoz Automator li converte e li spedisce al mio Kindle. Per ora l’ho provato con dei file pdf, e direi che vavavuma, mentre con un file ePub si è rifiutato di farlo, per cui ho dovuto usare Calibre di cui ho parlato prima. Tra l’altro te li converte nel formato proprietario di Amazon.

Ho scoperto che esiste anche un plug-in per wordpress chiamato Kindle This che, tramite widget, ti permette di inviare la pagina che stai leggendo, se il webmaster ha predisposto il plug-in, sul tuo Kindle. Come utilizzo è un po’ macchinoso, e non troppo bello da vedere, ma per lo meno funziona.

Ora, dopo i vari servizi aggiunti, arriviamo alle funzionalità dell’e-book reader. Già è stato sdoganato da tutti quanti la figata dell’e-ink, e che si zittiscano tutti quelli che dicono “ma è in bianco e nero” oppure “eh ma al buio non si legge niente”, certo… è un libro anche se elettronico e vi posso assicurare che, anche dopo 2 ore di lettura circa, gli occhi non ne risentono affatto: provate a leggere per due ore un file su un normale monitor di un computer, e per leggere un file dico leggerlo veramente, non cazzeggiare su facebook.

Inoltre ci sono delle funzioni interessanti e che sono sempre mancate ai libri di carta.

La cosa più importante, che mi è sempre mancata, è la ricerca di una frase o di una parola all’interno dell’intero libro. Troppe volte mi è capitato di voler ricercare una cosa che avevo letto in un libro ma, tipo in un libro di 600 pagine, è tipo impossibile, il Kindle ci viene in aiuto.

Alcune volte a me capita di voler condividere su facebook o su twitter frasi lette in qualche libro. Il Kindle ha una funziona interna per aiutarci. (Ok, forse questa non è proprio una funzione fondamentale, ma visto che c’è conviene usarla).

Quante volte vi è capitato di addormentarvi mentre leggete un libro, poi questo vi scivola dalle mani giusto nella fase rem e al risveglio vi ritrovate col libro chissà dove e nessun segno per ritrovare il punto in cui stavate leggendo. C’ho convissuto per anni con questo terrore, da oggi basta!

Il dizionario integrato è una figata. Tipo che adesso sto leggendo Mastro Don Gesualdo, solo perchè è a gratis sullo store di Amazon, e ci sono un sacco di parole in italiano che però non si usano più. Poi Verga credo sia famoso per l’abuso della parola Poscia, ma c’era un’altro termine bellissimo: pettata; che è un termine bellissimo quanto inusato. Orbene, basta spostarsi col cursore del Kindle sopra la parola misteriosa e, come per magia, comparià il dizionario interno con i significati di quella parola. Immaginatevi che siate seduti sul cesso a fare quello che di solito si fa sul cesso, trovate una parola misteriosa e avete internet o il vocabolario nell’altra stanza, ora potete fare due cose: o smettere di leggere fino all’espletamento completo, oppure continuare a leggere sperando di intuire dal contesto il significato della parola. Il Kindle ci viene in aiuto, grazie Kindle.

La versione italiana a 99 euro, in quanto 99 euro, non è touch e ha un cursore da far muovere con le apposite freccie sulla tastiera virtuale. Effettivamente scriverci è un po’ scomodo, in quanto non è nemmeno una qwerty, ma è anche vero che non è che si fa un uso spropositato della tastiera.

Il Kindle ha anche al suo interno, seppure considerato ancora sperimentale, un browser per Internet. Come pagina principale ci ho settato la wikipedia in italiano. Il browser ha anche la funzione per formattare come un ebook la pagina che si sta visualizzando per facilitarne la lettura.

In linea di massima è un prodotto ottimissimo (a parte il fatto di dovermi convertire a mano gli ePub) e lo consiglio vivamente a tutti. Tranne ai retrogradi e a chi non piace leggere.

Il prossimo passo sarà scoprire se ci si riesce a leggere i fumetti

sullo sconto dei libri comprati online

settembre 1st, 2011

non ho seguito bene la vicenda ma ho leggiucchiato più o meno i commenti su twitter riguardo il divieto imposto dal governo, a quanto ho capito, di scontare i libri comprati online più del 15% del prezzo di copertina, o qualcosa del genere.

vorrei paragonare l’acquisto di un libro a quello di un cd e alcune considerazioni varie. i commenti, su twitter, vertevano anche sul fatto che tu puoi chiedere consiglio al tuo libraio di fiducia invece che affidarti ad un sito web, o commenti totalmente diversi. qualcosa sul rischio di chiusura dei piccoli negozietti in favore delle grandi catene, e altri commenti del genere.

dal mio punto di vista, nonostante sia un nerd incallito, non credo che il commercio online sia superiore a quello fisico, tralasciando il prezzo e tralasciando l’ampiezza di scelta e altri fattori. anche io in passato ho comprato libri online ma sono andato sul sicuro, diciamo così. andavo sul sito (senza fare pubblicità) e ordinavo esattamente ciò che avevo in mente.

nei negozi fisici, quelli veri, capita invece che mi chiappava voglia di comprare un libro e poi girare un po’ a caso per le varie sezioni, passando prima dalla sezione informatica e poi da quella delle biografie e il resto, ultimamente passo prima dalla sezione viaggi tralasciando subito le guide. da questo girovagare ho comprato spesso libri di cui ignoravo l’esistenza e rimanevo colpito dal titolo o dalla copertina.

qua, affianco alla scrivania col computer, ho una libreria di metallo piena di libri (e vabbè, sopra c’è un vecchio giradischi, un ampli per chitarra da 10 watt, la confezione di diablo 2  e le scatole dei pedali per chitarra). tipo il 70% sono libri scelti al momento, senza avere idee chiare.

un altro fattore che tendenzialmente si tiene a mente nel preferire il negozio fisico al negozio online è il fattore umano, nel senso che puoi rapportarti col negoziante e chiedere pareri o consigli. questo a mio avviso capita solo in pochi casi. il negoziante, dopo anni e anni di negoziantismo, non ha troppa voglia di tenersi aggiornato oppure non riesce a consigliarti qualcosa perchè il media libro è un media “lungo” nell’acquisizione. io sono lento nella lettura (mi porto avanti energy flash da più di un anno oramai) e per il librario, che qua in zona sono quasi tutti oltre la 50ina, è una faticaccia tenersi al passo coi tempi.

il vantaggio nel venditore di dischi è che lui puoi ascoltarsi i dischi mentre lavora, quindi farsi un’idea più o meno vaga su quello che vende (che poi anche qua ci sono casi in cui nel negozio di dischi c’è più silenzio che in un cimitero). ma comunque la fruizione del cd è più immediata che quella del libro.

se ascolti un disco che magari non ti piace, una volta almeno te lo ascolti comunque, ti fai un’idea vaga e se un cliente ti chiede un consiglio tu riesci comunque a capire che magari potrebbe piacergli quel disco che hai ascoltato a malapena una volta perchè ti faceva schifo.

coi libri non è così, il libro non riesci a leggertelo tutto se ti fa schifo, o comunque diventa di una fatica mostruosa, e comunque il negoziante di libri non può leggersi i libri mentre lavora, e la sera a casa non credo ne abbia voglia, a meno che non sia uno di quei topi da biblioteca, e anche in questo caso riuscirà a leggersi, chessò, 10 libri al mese.

a parte questi fattori io continuo a preferire i negozi fisici perchè è comunque bello girare tra gli scaffali di libri (o dischi). prenderli in mano, sfogliarlo, leggerne qualche pagina, farsi un’idea vaga, rimetterlo apposto, e mentre lo riponi ne fai cadere altri 3 subito affianco. nonostante i miei vantaggi di aiutante schiavo mi permetta di avere i dischi praticamente a prezzo di costo, non evito affatto di entrare negli altri negozio, nelle bancarelle di vinili usati e sfogliare a magari comprare al doppio lo stesso disco che potrei avere a metà prezzo.

girovagare nei siti che vendono libri o dischi non mi da la stessa soddisfazione. online non ho mai comprato cose a caso solo perchè mi incuriosivano (a parte quella volta che ho preso il dizionario klingon insieme ad “architettura del computer” solo per superare la spesa per evitare le spese di spedizione).

e vogliamo parlare dell’antipatia del corriere? ma facciamo anche no, a parte quel corriere che una volta mi ha citofonato e manco il tempo di arrivare al citofono che già stava sgommando in fondo alla via col suo furgone.

 

tra l’altro io compro felicemente cose che non andrebbero mai comprate online: le scarpe

sullo sconto dei libri comprati online

settembre 1st, 2011

non ho seguito bene la vicenda ma ho leggiucchiato più o meno i commenti su twitter riguardo il divieto imposto dal governo, a quanto ho capito, di scontare i libri comprati online più del 15% del prezzo di copertina, o qualcosa del genere.

vorrei paragonare l’acquisto di un libro a quello di un cd e alcune considerazioni varie. i commenti, su twitter, vertevano anche sul fatto che tu puoi chiedere consiglio al tuo libraio di fiducia invece che affidarti ad un sito web, o commenti totalmente diversi. qualcosa sul rischio di chiusura dei piccoli negozietti in favore delle grandi catene, e altri commenti del genere.

dal mio punto di vista, nonostante sia un nerd incallito, non credo che il commercio online sia superiore a quello fisico, tralasciando il prezzo e tralasciando l’ampiezza di scelta e altri fattori. anche io in passato ho comprato libri online ma sono andato sul sicuro, diciamo così. andavo sul sito (senza fare pubblicità) e ordinavo esattamente ciò che avevo in mente.

nei negozi fisici, quelli veri, capita invece che mi chiappava voglia di comprare un libro e poi girare un po’ a caso per le varie sezioni, passando prima dalla sezione informatica e poi da quella delle biografie e il resto, ultimamente passo prima dalla sezione viaggi tralasciando subito le guide. da questo girovagare ho comprato spesso libri di cui ignoravo l’esistenza e rimanevo colpito dal titolo o dalla copertina.

qua, affianco alla scrivania col computer, ho una libreria di metallo piena di libri (e vabbè, sopra c’è un vecchio giradischi, un ampli per chitarra da 10 watt, la confezione di diablo 2  e le scatole dei pedali per chitarra). tipo il 70% sono libri scelti al momento, senza avere idee chiare.

un altro fattore che tendenzialmente si tiene a mente nel preferire il negozio fisico al negozio online è il fattore umano, nel senso che puoi rapportarti col negoziante e chiedere pareri o consigli. questo a mio avviso capita solo in pochi casi. il negoziante, dopo anni e anni di negoziantismo, non ha troppa voglia di tenersi aggiornato oppure non riesce a consigliarti qualcosa perchè il media libro è un media “lungo” nell’acquisizione. io sono lento nella lettura (mi porto avanti energy flash da più di un anno oramai) e per il librario, che qua in zona sono quasi tutti oltre la 50ina, è una faticaccia tenersi al passo coi tempi.

il vantaggio nel venditore di dischi è che lui puoi ascoltarsi i dischi mentre lavora, quindi farsi un’idea più o meno vaga su quello che vende (che poi anche qua ci sono casi in cui nel negozio di dischi c’è più silenzio che in un cimitero). ma comunque la fruizione del cd è più immediata che quella del libro.

se ascolti un disco che magari non ti piace, una volta almeno te lo ascolti comunque, ti fai un’idea vaga e se un cliente ti chiede un consiglio tu riesci comunque a capire che magari potrebbe piacergli quel disco che hai ascoltato a malapena una volta perchè ti faceva schifo.

coi libri non è così, il libro non riesci a leggertelo tutto se ti fa schifo, o comunque diventa di una fatica mostruosa, e comunque il negoziante di libri non può leggersi i libri mentre lavora, e la sera a casa non credo ne abbia voglia, a meno che non sia uno di quei topi da biblioteca, e anche in questo caso riuscirà a leggersi, chessò, 10 libri al mese.

a parte questi fattori io continuo a preferire i negozi fisici perchè è comunque bello girare tra gli scaffali di libri (o dischi). prenderli in mano, sfogliarlo, leggerne qualche pagina, farsi un’idea vaga, rimetterlo apposto, e mentre lo riponi ne fai cadere altri 3 subito affianco. nonostante i miei vantaggi di aiutante schiavo mi permetta di avere i dischi praticamente a prezzo di costo, non evito affatto di entrare negli altri negozio, nelle bancarelle di vinili usati e sfogliare a magari comprare al doppio lo stesso disco che potrei avere a metà prezzo.

girovagare nei siti che vendono libri o dischi non mi da la stessa soddisfazione. online non ho mai comprato cose a caso solo perchè mi incuriosivano (a parte quella volta che ho preso il dizionario klingon insieme ad “architettura del computer” solo per superare la spesa per evitare le spese di spedizione).

e vogliamo parlare dell’antipatia del corriere? ma facciamo anche no, a parte quel corriere che una volta mi ha citofonato e manco il tempo di arrivare al citofono che già stava sgommando in fondo alla via col suo furgone.

 

tra l’altro io compro felicemente cose che non andrebbero mai comprate online: le scarpe