‘recensione’ Category

Cioccolatini Look

maggio 14th, 2013

Questi cioccolatini Look sono cioccolatini al the verde.

Look

Look

Dal sito del produttore ovviamente non si capisce niente e si può intuirlo solo dalla foto oppure assaggiandoli. Questa volta non hanno esagerato con gli imballaggi, aprendo la confezione si trova una busta di plastica con all’interno un altro contenitore con sopra tutti i cioccolatini pronti all’uso.

Look

Look

Al palato risultano delicati e con un discreto sapore di the verde. In aggiunta al ripieno c’è una piccola porzione che è densa, quasi liquida, che sa di the verde. La qualità della cioccolata non è eccelsa ma c’è comunque il the verde che compensa. Sono buoni ma non buonissimi.

Patatine kappaebisen

maggio 14th, 2013

Quest’oggi abbiamo mangiato delle patatine al gambero che, credo, si chiamino kappaebisen.

Kappaebisen

Kappaebisen

Sono patatine prodotte dalla ditta Calbee specializzata, a quanto pare, i snack salati. La confezione riporta l’iconografia di un gambero anche se sul retro c’è una vignetta con un gambero che cucina insieme ad un kappa. Si intravedono anche dei piccoli kappa travestiti da gambero, un crossover inimmaginabile a meno che non siano gamberi di fiume visto che i kappa vivono solo nell’acqua dolce.

Kappaebisen

Kappaebisen

All’apertura del pacchetto si viene investiti da un odore di frutti di mare il quale sparisce però una volta che si assaggiano le patatine. Non so se si può proprio parlare di patatine, sembrano un po’ tipo dei Dixie ma al leggero retrogusto di gambero. Di gusto di patata non ce n’è, o comunque non mi è parso di sentirlo.

Interno del pacco

Interno del pacco

Sono in quantità abbondante per un buono spuntino o per una merenda. La croccantezza le rende irresistibili ma la forma è un po’ troppo artefatta ma sono comunque un buonissime. Ripensandoci il gusto di gambero sembra solamente accennato.

Ramen istantanei

maggio 11th, 2013

Non ho idea di come si chiamino ne di come cercarne informazioni, ho provato anche con google goggles ma niente da fare.

Ramen instantanei

Ramen instantanei

La scodella è arrivata un po’ ciaccata ma comunque integra. I ramen istantanei sono, appunto, istantanei perchè è sufficente aprire il coperchio e metterci dell’acqua calda e aspettare.

Ramen instantanei

Ramen instantanei

Oltre all’acqua bisogna aggiungere il contenuto delle bustine di plastica che contengono varie cose per insaporire l’acqua calda. Di fatto diventa un brodo, o brodaglia, con verdune e altre cose  di cui ignoro l’origine. Nella bustina a sinistra c’era il brodo in polvere, un po’ come il nostro; nella bustina al centro c’era una salsa rossa un po’ densa, sembrava del pomodoro ma piccante; nella bustina a destra c’erano verdure e semi vari.

Ramen istantanei

Ramen instantanei

Ecco il risultato finale. Non sono riuscito a carpirne nessun sapore in particolare, sapeva di brodo ma non come il nostro brodo di carne che si fa a Natale. Inoltre aveva quel retrogusto piccante che si sposava a meraviglia col caldo, al limite del bollente, del brodo.

Una scodella del genere è un pasto completo ma di sicuro mangiare questa roba tutti i giorni fa tipo malissimo. Durante i miei viaggi in Giappone ne ho provati tanti tipi differente, ma effettivamente non ho notato nessun sapore esaltato rispetto ad altri, e non ne ho trovato neppure nessuno inmangabile. A parte questo sono buonissimi.

In media, una scodella del genere, costa circa 120 yen, circa un euro e mezza.

Sakupan

maggio 11th, 2013

(almeno credo di aver capito si chiamino così) Coso dei biscottini dolci che potrebbero essere grossolanamente paragonati ai nostrani Ringo, almeno concettualmente intendi.

Sakupan

Sakupan

Prodotti dalla Kabaya specializzata, a quanto pare, in dolci con un biscotto ricoperto di cioccolato verde con sopra l’effige di un panda in varie espressioni facciali.

Espressioni facciali della copertura di cioccolato

Espressioni facciali della copertura di cioccolato

E’ verde ma vi assicuro che è cioccolato. E’ cioccolato che sa di latte e the verde contemporaneamente. E’ un buon sapore, un compromesso tra il gusto delicato del latte e del the verde senza esagerare col sapore di cioccolato. Sono buoni e uno tira l’altro ma secondo me potevano metterci una puntina più di cioccolato.

Potete usare il traduttore di google per tradurre la pagina ufficiale di questi dolcetti per capire meglio, oppure scaricare l’app per Android e per iPhone che però, purtroppo, non è disponibile nel nostro paese.

Bergamot Milk Tea

maggio 9th, 2013

Questo snack si inserisce perfettamente nella categoria di insensatezze giapponesi, ma anche no. Il nome in giapponese non lo so, ma potete trovarli qui.

Bergamot Milk Tea

Bergamot Milk Tea

Sono dei dolci a forma di fungo col gambo di biscotto croccante e il cappello al cioccolato, in questo caso cioccolato aromatizzato al tè al bergamotto con il latte. Un’accostamento un po’ troppo ricercato, o per lo meno a me non sarebbe mai venuto in mente.

I giapponesi, amanti del packaging estremo, hanno imbustato ogni funghetto in una bustina di plastica.

Bergamot Milk Tea

Bergamot Milk Tea

Scomodo oltremodo per un divoratore di dolci come me, senza considerare l’impatto ambientale che ha tutta questa plastica.

Il gusto del cioccolato aromatizzato in questa maniera è particolare ma non troppo invasivo, rimane comunque un gusto leggero e delicato. Ottimo per degli spuntini un po’ intellettuali ma affatto per uno spuntino di quando uno a fame. Consigliato a chi è in cerca di gusti ricercati.

 

Pocky chocolate midi

maggio 8th, 2013

Mi sono fatto spedire dal Giappone un pacco pieno di cibo giapponese: ramen, dolci e salati varie; in più delle bevande. Con questo post comincio una lunga serie di recensioni ai vari prodotti.

Pocky Chocolate

Pocky Chocolate

Il primo di cui parlerò è questo Pocky Chocolate Midi al gusto fragola prodotti dalla Glico.

La stessa azienda importa in Italia uno dei loro prodotti ma da noi sono conosciuti come Mikado. Sono concettualmente identici ma questa versione da me provata, oltre ad essere di spessore maggiore sia il bastoncino che il cioccolato, sono al gusto di fragola. In realtà sa di fragola che hanno quei gelati in vaschetta di marche scrause al gusto fragola.

Dentro l’elegante confezione richiudibile in cartone, sono costuditi 3 involucri di plastica con dentro 4 pezzi cadauno, per un totale di 12 bastoncini ricoperti di cioccolata. Potevano fare un po’ meno i tugnini.

Confezione interna

Confezione interna

A parte questa critica posso dire che comunque sono buonissimi, come si dice in queste situazioni “uno tira l’altro”, solo che durano troppo poco. Hanno la copertura di cioccolato alla fragola che si lega benissimo al bastoncino croccante. Un prodotto ottimo che consiglierei a chiunque. La Glico sa il fatto suo in fatto di dolci.

AmazonBasic – Masterizzatore usb

febbraio 21st, 2013

Siccome:

  • Amazon mi aveva dato un buono da 5 euro
  • ogni tanto ho bisogno di masterizzare qualche cd audio
  • devo importare i cd si iTunes
  • ho un macbook air

ho deciso di approfittare dell’offerta di Amazon e comprarmi il suo masterizzatore usb griffato Amazon.

Mi è arrivato poco giorni dopo l’acquisto online, tipo 2 giorni dopo.

E’ arrivato col solito pacchetto di Amazon e ho provveduto ad aprirlo col mio coltello in stile giapponese.

L’interno della confezione è minimale ma ben studiato.

Senza troppi fronzoli ma con tutto quello che serve.

Cioè tipo che i manualetti di carta e il cd-rom a corredo ho subito dimenticato dove li ho appoggiati. A me basta il masterizzatore.

E poi è griffato Amazon che fa figo.

Ora passiamo alla parte tecnica.

Siccome richiede 2 ampere, almeno stando a quanto riportato sull’etichetta sul retro, non riesco ad usarlo tramite un hub usb che non è alimentato, quindi mi tocca connetterlo direttamente ad una porta usb quindi quando masterizzo non posso usare la tastiera (nell’altra porta usb ho sempre attaccata la scheda audio). Per ovviare a questo hanno previsto anche una alimentazione esterna che al momento della prova non avevo con me.

Ho provato a masterizzare un cd audio direttamente dall’hub usb ma non ci è riuscito, il cd cominciava sempre lo spin ma non concludeva mai la masterizzazione; questo appunto per il fatto che non gli basta la corrente.

Ora non so se gli altri masterizzatori usb abbiano lo stesso problema (è il primo e forse anche ultimo che comprerò) ma mi sembra una forze limitazione. Va bene che è pensato per i portatili quindi il mio è un caso un po’ particolare, ma è comunque scomodo. Vorrà dire che mi costruirò un alimentatore apposito.

Il mio macbook air l’ha riconosciuto subito e ho masterizzato direttamente da iTunes senza problemi.

Per quello che costa mi sembra comunque un buon prodotto. E poi c’è il valore aggiunto del marchio Amazon stampato sopra :)

Voi compratevi le borse di Gucci, io mi compro il masterizzatore di Amazon :)

album di cui non posso parlare

luglio 2nd, 2012

Grazie alle mie doti informatiche sono venuto in possesso, tramite un server ucraino, un album che ancora dovrà uscire ma di cui non posso dire nulla in giro però, essendo un bell’album, non posso esimermene.

Il pacchetto .zip che ho scaricato ha all’interno dei file con, a quanto pare, un nome provvisorio; l’id3 tag non è presente quindi non si conosce nel il nome del gruppo ne il titolo esatto, ma siccome io sono uno che ne sa (ed è amico di alcuni di quelli che ci suonano), riesco comunque a distinguere chi suona – però i nomi dovranno rimanere comunque segreti.

Il primo dei file contenuti nel pacchetto segna, diciamo così, una maturazione compositiva per i xxxxx in cui si fa forte l’influenza dei Joan Of Ark, i cui virtuosismi sono quasi sicuramente merito dell’altro chitarrista, perché vorrei proprio vederlo xxxxx che suona quella roba (senza offesa eh, ti ho anche regalato una maglietta dei Miles Apart, t.v.t.b.).

Il secondo è un brano dei xxxxx, sono rimasti praticamente inalterati rispetto ai vecchi lavori, accordi aperti (in cui si sente chiaramente lo stampo dei xxxxx) e testi da imparare subito a memoria.

Il brano successivo da sfogo all’io metallaro, di scuola Motorhead, si cela dentro i xxxxx (come da sua confessione durante una chiacchierata su facebook).

Pure il quarto brano è dei xxxxx (ho scoperto ora che i file sono in ordine alfabetico) e confermano quanto scritto poco sopra ma con i loro soliti testi, anche qua da imparare e urlare. Un brano, a quanto pare, dedicato ad un personaggio con cui ho diviso il sudore sotto il palco tempo fa.

Ritornano i xxxxx con un altro brano che suggella i giri di chitarra di scuola philadelphiana. Le liriche appaiono più ricercate. Non so, ma è sempre un piacere ascoltare questo tipo di riff.

Chiudono i xxxxx con i soliti accordi aperti e le urla. Per il resto confermano quanto ci si potrebbe, e si vorrebbe, aspettare dai xxxxx. Tra l’altro io proporrei i testi di xxxxx per il premio Tenco.

Nel complesso xxxxx ci ha tirato fuori un’altra bomba. Un bell’album pronto per l’estate e via di viaggi in macchina verso i pit sudaticci a perdere la voce puntando il dito.

Perchè non uso Google Drive

maggio 2nd, 2012

Questa mattina, per circa 5 minuti, ho testato Google Drive: il nuovo servizio di Google che in pratica ti fa avere una cartella on line sincronizzata ad una sul tuo computer a cui puoi accedere da dovunque. Si, come DropBox.

Il client, per mac, installa una cartella chiamata, appunto, Google Drive e, al primo accesso, ti sincronizza tutti i tuoi file che hai su Google Documents. A quel punto puoi cominciare ad usare il servizio come vuoi. Ma io ho deciso di rimuovere tutto e disinstallarlo. Perchè?

Perchè finora ho usato Google Documents apposta per non avere documenti di testo o presentazioni o fogli elettronici sul mio computer. Per l’uso che faccio io di queste cose, veramente scarso, mi è sempre bastato e avanzato Google Documents. Tipo che io, sul mac, ho installato anche LibreOffice ma, di fatto, non lo uso mai. Google Documents è accessibile da qualunque browser e da qualunque computer, anche dal cellulare per dire, e quindi mi basta.

Uso già con successo DropBox il quale ha anche il client per Linux, per Google Drive mi pare che ancora non ci sia. Inoltre DropBox ha una serie di funzionalità aggiuntive di terze parti che sono già implementate e che già uso con successo. Tipo quella per la conversione a l’invio automatico di file per il Kindle (tipo che io sposto e-book dentro una cartella di DropBox e lui me lo spedisce in automatico al Kindle).

Non mi servono 5 giga di spazio, su DropBox ne ho circa quasi 3 e mi avanzano.

Quindi, dopo circa 5 minuti di utilizzo, ho già rimosso Google Drive :)

il mio nuovo coltello

aprile 10th, 2012

Oggi, mentre giravo per gli scaffali di un ipermercato di articoli casalinghi alla ricerca di una di quelle scalette richiudibili a 3 pioli, sono incappato su questo coltello giapponese.

Un coltello dallo stile giapponese nonostante sia prodotto in Germania. Il coltello mi ha attirato in quanto dallo stile giapponese (controllate pure wikipedia) ma anche perchè da tempo avevo bisogno di un coltello per affettare il salame.

Il prezzo è forse un po’ esagerato, 5,90 euro, ma forse quello che si paga è, appunto, il design giapponese. Altri coltelli di pari utilizzo ma di nazionalità stilistica italiano costavano la metà.

Il packaging non è molto elegante o funzionale, ho dovuto prendere delle tronchesi per tagliare le fascette che bloccano il coltello all’interno della confezione.

Ma appena tolto dalla confezione e preso in mano il coltello da la sensazione di robustezza e affidabilità: un connubio, quindi, tra la tradizione tedesca e quella giapponese.

La lama, almeno stando a quello riportato sulla confezione, è lunga 9 cm, ideale quindi per affettare il salame o altre minuterie, ma non credo sia adatto per tagliare a metà le mele. I simboli incisi sulla lama non so se siano effettivamente giapponesi ma almeno infondo un po’ di sicurezza sulla genuità del prodotto. Non come quando andate dal tatuatore per farvi tatuare le iniziali del vostro nome secondo l’alfabeto cinese o giapponese, che il 90% delle volte è sbagliato.

Il primo test che ho effettuato è, appunto, col salame; è proprio per questo che l’ho comprato. In mano è leggero e maneggevole e si presta bene ai lavori di fino. Viste le dimensioni contenute si potrebbe stiparlo assieme al salame all’interno del salvasalame.

Il primo test ha avuto subito risultati positivi. Il salame si taglia benissimo, quasi come fosse burro. C’è anche da dire che finora avevo usato un normale coltello seghettato e non era affatto performante.

Direi che ho trovato il prodotto che cercavo che racchiude sia il fattore design, che ricerco sempre in un prodotto, sia nel risultato ottenuto da questo coltello. L’unica pecca è che sulla confezione non è riportato se è possibile lavarlo in lavastoviglie oppure no (non vorrei ricordare ora l’episodio in cui le forbici col manico di plastica mi si sono rotte dopo un lavaggio in lavastoviglie).

Prodotto fortemente consigliato sia agli otaku che faticano a trovare un coltello dal design giapponesi, sia per i divoratori di salame che non hanno ne voglia ne tempo di aspettare il tempo che passa durante l’affettatura.